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YC: Gli Errori di Hiring più Comuni nelle Startup Pre-PMF

Y Combinator·20:00·en·2023operations

Perché vale la pena vederlo

I tre partner YC Michael Seibel, Harj Taggar e Brad Flora discutono gli errori più ricorrenti dei founder pre-PMF sull'hiring. La sintesi è netta: prima del product-market fit, assumere è quasi sempre un modo per accelerare il fallimento.

Per chi è

founderoperator

Riassunto

Una delle conversazioni più sottovalutate sull'hiring early-stage. Tre Group Partner di Y Combinator — Michael Seibel, Harj Taggar e Brad Flora — discutono perché ripetono ai founder lo stesso consiglio settimana dopo settimana: non assumere.

Il punto di partenza è una contraddizione apparente: le top company di YC hanno migliaia di dipendenti, quindi è ovvio che bisogna assumere per costruire qualcosa di grande. Ma quando i partner suggeriscono di non assumere, la critica frequente è che YC non capisca come si scala. La realtà è più sottile. Il consiglio non vale per le grandi company già scalate: vale per la startup pre-product-market-fit, che è la condizione di quasi tutti i founder che entrano in batch.

Le bugie ricorrenti che i founder si raccontano

Brad Flora apre con la prima e più diffusa: "se solo avessimo più persone, faremmo più cose". Il founder ha bisogno della feature mancante, della app Android, dell'integrazione che il cliente chiede. La logica di "aggiungo persone, accelero output" funziona in fabbrica, non in startup pre-PMF. Più persone equivalgono a più meeting, più coordinamento, più strade divergenti, meno chiarezza.

Harj Taggar aggiunge la seconda bugia: l'hiring come marker di progresso. I founder pensano che gli investor saranno più impressionati con un team più grande. Pensano che i clienti percepiranno credibilità. Diventa un KPI vanitoso, qualcosa di cui parlare alle cene con i founder amici. Il second-time founder reagisce in modo opposto al first-time: capisce che gestire 100 persone è una sofferenza, non una medaglia.

La terza è la trappola della disponibilità: "questo smart guy è disponibile in questo momento, devo prenderlo". Le grandi company come Google si possono permettere di assumere talento opportunistico. Una startup pre-PMF no: deve assumere solo per problemi che oggi sono fuoco vivo, non per problemi ipotetici futuri.

La quarta è la più pericolosa secondo Seibel: "so che avremo questo problema in futuro, tanto vale risolverlo adesso assumendo lo specialista". Sembra prudente. È invece dispendioso. Ogni startup ha 50 fuochi che fumano in qualunque momento, di cui solo 1 o 2 diventeranno incendi reali. Assumere preventivamente per ognuno dei 50 significa bruciare runway per 48 problemi che non si materializzeranno mai. Meglio combattere il fuoco quando diventa fuoco vero, anche se intellettualmente frustrante.

Il pattern delle company che ce la fanno

La sezione più contro-intuitiva del video è la timeline di hiring delle top YC company. Airbnb ha aspettato 18 mesi dopo il lancio (e 6 mesi dopo essere uscita da YC) per assumere il primo dipendente, due designer e un engineer. Stripe è partita con 8-10 persone pre-launch, poi è rimasta a 3 persone per il primo anno e mezzo. Justin.tv/Twitch ha assunto un engineer specialista in video infrastructure (preso da YouTube) solo quando il problema concreto del costo bandwidth è diventato urgente, non prima.

Il pattern è chiaro: i founder che riescono assumono tardi e assumono lentamente, almeno fino al PMF. Il volume di assunzioni è sempre back-loaded, concentrato dopo che la company ha trovato la sua macchina. Prima è quasi sempre danno.

La matematica della tossicità

Seibel chiude con un calcolo che fa riflettere. Assumendo che il 5-10% delle assunzioni si riveli tossica per la cultura del team (numero conservativo), e che mediamente si licenzia solo il 10% delle persone assunte (perché licenziare è doloroso e si rimanda), un team di 25 persone ha sempre qualche persona tossica nel pipeline. Con 100 persone i numeri diventano gestibili solo se si è disciplinati nel firing.

La conclusione operativa è netta: i founder con il bar più alto sul talent finiscono per assumere meno, perché trovano pochi candidati che soddisfano gli standard. Il famoso "ogni hire deve alzare il QI medio della company" è scomodo ma utile. Quando lo si applica davvero, ci si accorge che molte assunzioni quasi fatte si rivelano sotto la soglia, e si capisce che si può fare di più con meno persone.

Una delle cause principali di burnout dei founder, aggiunge Seibel, è proprio la gestione delle persone. Si pensa che avere un team grande sia energizzante. Spesso è esattamente il contrario.

Quando assumere allora?

La sintesi finale è una bussola in tre stati:

  • Post-PMF, in crescita reale: assumere ha senso, è lì che il consiglio "build a great team" si applica.
  • Pre-PMF: non assumere, raddoppia tutto quello che è stato detto in questi 20 minuti.
  • Non sai se sei pre o post-PMF: non assumere per scoprire dove sei. Trova prima il PMF, poi decidi se scalare il team.

Il video è breve (venti minuti) ma denso di concretezza. Funziona meglio se guardato dopo aver applicato il Hiring Playbook YC sui primi engineer e AE: il primo costruisce il sistema operativo dell'hiring, questo costruisce la disciplina di quando usarlo.

Key takeaways

  • Quasi tutti i consigli sull'hiring online sono scritti per company post-PMF. Applicarli a una startup pre-PMF accelera la morte invece che lo scaling.
  • Le bugie ricorrenti dei founder: 'più persone = più output', 'hiring è un marker di progresso', 'questo smart guy è disponibile, lo prendo'.
  • Stripe e Airbnb hanno aspettato mesi prima del primo hire post-YC: il pattern di chi ce la fa è hire late, hire slow.
  • Il 5-10% degli hire si rivela tossico, ma se ne licenzia solo il 10%: la matematica dice che con un team di 25 persone hai sempre qualcuno che ti rovina la vita.
  • Pre-PMF? Non assumere per scoprire il PMF. Trova prima il PMF, poi pensa a scalare il team.

FAQ

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